Fra i messaggi e le lettere pubblici che ho letto in questa quarantena mi torna in mente più di tutti lo scritto di David Grossman per la semplicità e la forza. Stasera mentre toccavo il cielo celeste silenzioso con lo sguardo fuori la finestra ho pensato che D. G. deve essere un uomo generoso che parla ai suoi simili di verità dopo aver perso un figlio che era nel fiore degli anni, in una guerra. E proprio sul senso della perdita che viviamo ora, la perdita della nostra libertà, D.G. ci dona la sensibilità artistica della possibilità del cambiamento.
Soffriamo per dare spazio al desiderio di diventare più autentici. Possibile pensiero poetico che getta in avanti la nuda vita e essa si svincola dalla protezione per incontrare il sentimento e la pienezza dell’anima per dei momenti, rischiando per amore. Piango per strada senza pudore su una delle vie principali del mio quartiere, a monteverde nuovo, e mi siedo su un muretto e fra mascherina e guanti anticovid occhiali da sole e fazzoletti di carta faccio una mescolanza di gesti forse goffi ma miei in mezzo alle altre persone. Anche distanti mi guardano, rispettose. E voglio che mi vedano, che mi pensino, che mi aiutino, che mi trovino carina e dolce e non patetica. E se così fosse non ho paura di dimostrarlo. Singhiozzo e mi lasciano in pace, posso farlo e mi rialzo e cammino, cerco una meta nell’umanesimo che fa parte della mia storia.
Non si può levare a nessuna persona, donna uomo bambina bambino vecchia vecchio, la chance come fortuna o occasione di poter rischiare ogni giorno della propria abbigliata vita qualcosa di sé, alcunché che possa perdersi, anche per sempre. La mia vita la vesto ogni giorno di un abito diverso. Grazie per leggere queste poche righe di diario di un giorno di luna, caduto il venti aprile. Giorni di diario come caduti cui portare una corona per onorarli della loro vissuta vita. Giorgio Agamben è stato un filosofo che ha contato per quelle e quelli della mia generazione, primi cinque anni cinquanta, forse i più raggiunti dalla temperie socioculturale delle sue Stanze. Anelli di congiunzione fra le arti che negli anni 70/80 ci hanno fatto sentire la magia dell’esistenza e dell’esperienza come forme libere.
Voglio poter mandare in porto la mia confusione e farla sbarcare come il lunario.
Giovanna.
