Prof. Corrado Molteni , Università degli Studi di Milano
Lettere
la mia confusione…
Fra i messaggi e le lettere pubblici che ho letto in questa quarantena mi torna in mente più di tutti lo scritto di David Grossman per la semplicità e la forza. Stasera mentre toccavo il cielo celeste silenzioso con lo sguardo fuori la finestra ho pensato che D. G. deve essere un uomo generoso che parla ai suoi simili di verità dopo aver perso un figlio che era nel fiore degli anni, in una guerra. E proprio sul senso della perdita che viviamo ora, la perdita della nostra libertà, D.G. ci dona la sensibilità artistica della possibilità del cambiamento.
Soffriamo per dare spazio al desiderio di diventare più autentici. Possibile pensiero poetico che getta in avanti la nuda vita e essa si svincola dalla protezione per incontrare il sentimento e la pienezza dell’anima per dei momenti, rischiando per amore. Piango per strada senza pudore su una delle vie principali del mio quartiere, a monteverde nuovo, e mi siedo su un muretto e fra mascherina e guanti anticovid occhiali da sole e fazzoletti di carta faccio una mescolanza di gesti forse goffi ma miei in mezzo alle altre persone. Anche distanti mi guardano, rispettose. E voglio che mi vedano, che mi pensino, che mi aiutino, che mi trovino carina e dolce e non patetica. E se così fosse non ho paura di dimostrarlo. Singhiozzo e mi lasciano in pace, posso farlo e mi rialzo e cammino, cerco una meta nell’umanesimo che fa parte della mia storia.
Non si può levare a nessuna persona, donna uomo bambina bambino vecchia vecchio, la chance come fortuna o occasione di poter rischiare ogni giorno della propria abbigliata vita qualcosa di sé, alcunché che possa perdersi, anche per sempre. La mia vita la vesto ogni giorno di un abito diverso. Grazie per leggere queste poche righe di diario di un giorno di luna, caduto il venti aprile. Giorni di diario come caduti cui portare una corona per onorarli della loro vissuta vita. Giorgio Agamben è stato un filosofo che ha contato per quelle e quelli della mia generazione, primi cinque anni cinquanta, forse i più raggiunti dalla temperie socioculturale delle sue Stanze. Anelli di congiunzione fra le arti che negli anni 70/80 ci hanno fatto sentire la magia dell’esistenza e dell’esperienza come forme libere.
Voglio poter mandare in porto la mia confusione e farla sbarcare come il lunario.
Giovanna.
grazie…
Non ho aspettato finisse l’intervista ad Andrea Fogli su Radio 3 per scrivere e manifestarvi la mia ammirazione e gratitudine per quello che state facendo.
Un caro e ammirato saluto a voi tutti.
Pierluigi
inferenze del populismo
Posto qui alcune inferenze che ho trovato sul fenomeno del populismo, non senza una punta di ironia. Spero possano essere pubblicate.
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INVARIANZE del populismo
(Tetralogo dell’Emozionismo politico)
Prima legge populista
L’Emozione è tutto, la ragione è nulla. Il ragionamento non può contraddire l’Emozione-frame che crea il perimetro valoriale entro cui esso può muoversi.
Seconda legge populista
Proclamare monda dai peccati precedenti.
In caso di critica o contraddizione, ribadire concetti base saldamente ancorati ai Valori Emotivi ristabilisce la via.
Terza legge populista
Le contraddizioni si superano trovando falle in chi le evidenzia, che sia membro interno o critico esterno. Cercare di correggere dall’interno tali contraddizioni non è vietato, purché non si metta in dubbio il potere direzionale ed orientativo dell’Emozione.
Quarta legge populista
L’Emozione sorgente è il Fanculo Assoluto. Nessuna proposta o idea può prescindere dal rispetto del Rigetto della complessità.
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Primo corollario alle Leggi del populismo
La tesi emotiva può essere smentita solo da critica che rimanga nello spettro dell’Emozione che la genera o si basi su un’altra Emozione di pari intensità.
Secondo corollario alle Leggi del populismo
Il popolo è depositario delle istanze emotive da cui deriva ogni ragionamento e di conseguenza qualsiasi azione politica. Ogni critica che cerchi di modificare tale deposito emozionale è da confutare ripristinando il cerchio emotivo corretto.
Terzo corollario alle Leggi del populismo
Non è possibile contraddire l’Emozione-frame con un criterio razionale o dialettico ma solo da un punto di vista contro-emotivo, distillando il dubbio non di una errata valutazione della realtà, ma della percezione non voluta di un senso di colpa. Sentirsi in colpa, antinomia emotiva del Fanculo Assoluto, è avvertito non come emozione individuale, ma come una minaccia esterna alla sfera dell’Info-emotività populistica; solo l’atto di Proclamazione dei valori base o l’attacco personale possono neutralizzare questa minaccia all’equilibrio emotivo interno al gruppo.
Quarto corollario alle Leggi del populismo
La risoluzione di un problema non è accettabile qualora essa si svolga al di fuori la sfera emotiva di riferimento anche in una sola delle sue fasi a prescindere dalla sua efficacia.
Michele
