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Chiara Nuvoli

MERENDA/ SNACK TIME, un racconto di Chiara Nuvoli, aprile 2020

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Maggio 9, 2020

(English translation follows)

 

Merenda    

 

A casa ci sono i pavimenti di graniglia. Mi piacciono molto anche se quando ti ci cade una cosa puoi considerarla persa per sempre. Per esempio la settimana scorsa mi è caduto un orecchino: ero al centro della stanza, ho sentito che faceva tre rimbalzi e mi sono guardata intorno ma non l’ho più visto e poi ho passato dei minuti a cercarlo accucciata per terra con la torcia del cellulare e dopo ho passato la scopa e comunque niente, non è saltato fuori.    La consolazione è che non era uno dei miei preferiti, ma mi sembra sempre così inutile star lì a dirsi che poteva andare peggio, che può sempre andare peggio ma può poi anche andare meglio e insomma invece va proprio così in questo modo, e questo modo è che quando ti cade un orecchino su un pavimento di graniglia è perso per sempre. Mi pare anche Leibniz dicesse qualcosa del genere.

In ogni caso ero in piedi in mezzo alla stanza che mi guardavo intorno cercando di indovinare la traiettoria di questo orecchino che non era uno dei miei preferiti ed ero scalza perché mi piace camminare sul pavimento freddo quando l’ho pulito da poco ho visto i miei piedi e mi è sembrato proprio di essere al mare, perché questi pavimenti di graniglia hanno lo stesso colore della spiaggia dove ho passato un sacco di estati, una spiaggia scura di sabbia grossa che è secondo me come dovrebbero essere tutte le spiagge del mondo.

Un anno che ero ancora molto piccola nella spiaggia avevo fatto amicizia con una bambina che si chiamava Rita. I miei ricordi di qualsiasi cosa sia successa prima dell’adolescenza sono una cosa strana, una sorta di zapping tra scene fulminee e sconnesse a cui non mi riesce bene di dare un ordine di qualche genere e che non so davvero perché mi siano rimasti in mente. Così di Rita mi ricordo un bel po’ di cose e non so poi perché: non mi stava simpatica perché piangeva spesso e con voce stridula e molto alta, ma era diventata la mia amica di quell’estate per una questione di prossimità, perché i suoi genitori avevano affittato l’appartamento di fianco a quello che avevamo affittato noi in un residence che si chiamava “I girasoli”. Dalla porta della cucina potevi uscire proprio sulla sabbia                      e a ripensarci ora vedo con chiarezza il gran numero di abusi edilizi con tutta probabilità condonati nel giro di pochi anni di cui doveva essere figlio. Tornando a Rita, le altre cose che ricordo di lei sono queste: che era di Cremona, che aveva un costume verde e uno giallo, dello stesso modello, che aveva delle formine di plastica trasparente con i brillantini che le invidiavo molto e che non mi prestava volentieri, che ogni giorno, a metà mattina, dopo il bagno, la madre le dava un pacchetto di cracker per merenda e lei li mangiava mentre facevamo insieme i castelli di sabbia, e ogni cracker lo inzuppava,                            prima di mangiarlo, nel secchiello pieno d’acqua di mare.

Credo di aver letto da qualche parte che buona parte di quello che siamo da adulti, talenti e vocazioni e fastidi, dipende dall’insieme delle cose che abbiamo vissuto prima dei sei anni; così credo che la causa del ribrezzo che provo nei confronti dei cracker vada ricercata in Rita da Cremona.

La settimana scorsa quando ho perso l’orecchino nel pavimento della mia stanza era domenica e non avevo un granché da fare, e dopo che non ho trovato l’orecchino ho acceso il computer e mi sono messa in testa di trovare su facebook Rita da Cremona.            Ci sono ventinove Rita di Cremona, su facebook. Dopo un po’, seguendo un metodo non troppo scientifico, ne ho scelta una che ha la faccia di una persona con la voce stridula, caratteristica che sono certa quella Rita di Cremona non abbia perso negli anni. Nella foto porta una maglietta gialla, ha studiato ingegneria gestionale, ha gusti musicali tremendi        e condivide articoli di fanpage dove i bambini spiegano cos’è l’amore. Allora deciso che è lei le mando un messaggio. Le chiedo se è andata in vacanza in Sardegna, da piccola, in un appartamento sulla spiaggia, se aveva delle formine trasparenti coi brillantini e due costumi dello stesso modello ma di colori diversi, e perché bagnasse i cracker nell’acqua salata,        e come facesse a non esserne disgustata.

Per ora non ha risposto.

 

C.N., Roma, aprile 2020

foto di Chiara Nuvoli / Instagram chiaranuv

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Snack time

 

I have marble grit floor at home. I really like it, even if the moment you drop something you already know it’s lost forever in that confusion of colourful polished irregular tiny stones. Just as an example, last week I dropped an earring: I was in the centre of the room, I heard it doing three bounces and I immediately started looking around but I no longer could see it.   I spent the following minutes looking for it crouched down with the phone light on and I even tried swiping but it come out never again. The solace is it wasn’t one of my favourites, but it looks to me so terribly useless to keep repeating it could have gone worse when it could have also gone better and in the end this is how it goes, that is when you drop an earring on a marble grit you’re never going to see it again. I think Leibniz also used to say something similar.

Anyways I was standing in the middle of the room looking around trying to guess the not-one-of-my-favourites-earring trajectory and I was barefoot because I like walking on the cold floor when I recently mopped it and I saw my feet and I felt like I was at the beach, since these marble grit floors have the same colour of the beach I spent so many summers at,      a dark large-grained sand beach that is in my opinion how every beach of the world should be.

There was a summer when I was still very young and at the beach I became friend with a girl called Rita. My memories about anything that happened before being a teenager are          a strange thing, a sort of zapping of quick and disconnected scenes which I’m not one hundred percent able to order and that I don’t really understand why I kept in mind.            So I remember quite a lot about Rita and I don’t even know why: I didn’t like her because she cried often out loud and with a strident voice, but she became a friend of mine for a matter of closeness, since her parents rented the apartment next to the one we rented in     a residence called “I girasoli”, the sunflowers. You could reach the sand straight from the kitchen door and thinking about it now I can clearly see the great number of remitted unauthorized developments it was made of. Back to Rita, here are the other things                I remember about her: that she came from Cremona, that she had a green swimsuit and        a yellow swimsuit, both of the same model, that she had glittery clear plastic molds I really envied her for that she wasn’t very keen on lending me, that every day, before noon, after the swim, her mother would give her a packet of crackers for a snack and she ate them while we build sand castle, taking care of dunking every single cracker in the sand bucket full of sea water.

I think I read somewhere that a good part of ourselves as adults, talents and vocations and peeves, comes from the what we experienced before turning six; so I think the reason of my disgust for crackers is to be found in Rita from Cremona.

Last week when I lost my earring on the floor of my room it was Sunday and I wasn’t very busy, and after never finding my earring again I switched the computer on and I decided to look for Rita from Cremona on facebook. There are twenty-nine Rita from Cremona, on facebook. After a while, following a not really scientific method, I picked one with a strident voice look on her face, as I’m sure she still speaks that loud. She chose a picture in which she has a yellow t-shirt on, she studied industrial engineering, she has tremendous music taste and she shares articles form fanpage, a sort of Italian buzzfeed, in which children talk about love. So given it’s the right Rita I send her a message. I ask her if she went on holiday to Sardinia, as a child, in an apartment on the beach, if she had clear glittery plastic molds and two swimsuits of the same model, and why she dunked crackers in sea water, and how is it possibly not be disgusted by it.

She hasn’t answered yet.

 

C.N., Roma, april 2020

Photo by Chiara Nuvoli / Instagram chiaranuv

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INDICE/ INDEX

ANDREA FOGLI, “Figure senza nome”, giugno 2020 (con traduzione in fiammingo di Patrick Lateur))

DIARIO DI BAGIGIAS # 3 , maggio 2020

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LE LETTERE DI TIRESIA # 4 di Fabrizio Sabelli, con installazioni urbane di Fausto delle Chiaie

MARCO TIRELLI. “We are the crowd…”, aprile 2020

VALENTIN STEFANOFF, We The Poor of This World, 2013, Video, 6,50 min

CONTRAPPUNTI #2, di Benoit Angelet, Parigi, 16.5.2020

GREETINGS from Nuremberg, di Fredder Wanoth, marzo-aprile 2020

BERNARDI ROIG / Ejercicios para un tiempo clausurado Nº2 : Compartir el lugar (la cabeza)

LE LETTERE DI TIRESIA # 3 di Fabrizio Sabelli, con “Struttura di una nuvola”, 1964, di Antonio Sanfilippo

“DANCING POPPIES”, foto di Rurik Dmitrienko, 13.5.2020

CONTRAPPUNTI #1, di Benoit Angelet, Parigi, 11.5.2020

TELEGRAMMA DALLE FIANDRE #3 di Patrick Lateur, con “Protection circles” di Laszlo Revesz

MERENDA/ SNACK TIME, un racconto di Chiara Nuvoli, aprile 2020

KRISTIN JONES, “TIMESCAPES”,2001-2020, video; musica di Walter Branchi

MICHAEL ZIEGLER, “Maschere” (senza titolo né parole), aprile 2020

DIARIO DI BAGIGIAS # 2 , aprile 2020

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BERND KOLLER, “Guardare oltre il CV19”, febbraio-marzo 2020

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IN RICORDO di LOIS WEINBERGER (24.9.1949 -21.4.2020), Lorand Hegyi

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