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ANDREA FOGLI, “Figure senza nome”, giugno 2020 (con traduzione in fiammingo di Patrick Lateur))

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Giugno 23, 2020

Figure senza nome // Figures without names // Figuren zonder naam

follows english and flemish translation

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Figure senza nome

… “Piccola sfinge assorta”, “piccola sfinge con la lingua di fuori”, “figura che porta una maschera”… ma in realtà, per lo più, figure senza nome.

Sono delle piccole figure, non più di 3/5 cm, che ho modellato nei giorni scorsi usando come argilla i frammenti che erano rimasti  sparsi per terra  dopo aver svuotato  le figure più grandi.
Terra secca, polvere d’argilla, che sarebbe finita nella discarica, ma che era viva, visto che con un poco d’acqua è ritornata morbida e umida; ma non era solo viva, era animata, visto che da quelle briciole di creta, come dalla costola di Adamo, è venuto su un piccolo popolo di “animule”, progenie del (poco) più grande popolo delle “365 Figure” iniziato lo scorso ottobre e che ha continuato a manifestarsi – per intervalla insaniae – anche durante la “quarantena” …

 

 

Qualcosa deve essere  però successo in questi mesi. E in particolare ora, dopo che il salutare tempo sospeso (in cui il mondo era scomparso per tutti) è di fatto finito. La normalità, come una recita, riprende la scena – a distanza – con una cicca nel cortile, un ramo piegato a sfregio, un urlo, un’allegria stonata. Servi che si svegliano e credono d’essere tornati liberi e attivi. Ma noi non siamo servi, siamo madri, senza sesso. Amiamo la non azione, che è tra l’altro la più nobile virtù dell’arte (e della vita). Quella che ci siamo quasi dimenticata.
Non c’era palcoscenico, e non c’è. Chi più cerca di avvicinarsi al “pubblico” più si allontana dalla sua vera opera, che è un riconoscimento, una incarnazione, un tu per tu – non necessariamente ristretto all’angusto mondo diurno dei vivi o degli umani.

Una “grazia primigenia”, come ha detto Jacopo Ricciardi, vedendo la foto di una di queste microscopiche creature d’argilla nel palmo della mia mano. Si è forse questa grazia primaria che chiama a sé. Una non azione attiva. Minima. Nuda.

A volte è bastato davvero poco, la pressione e il movimento cieco delle mani che inglobavano l’argilla secca e l’acqua, i piccoli frammenti ancora non amalgamati, segni, rilievi, impronte, e una figura  già si affacciava. A volte è bastato solo seguirla, interrogarla, comprenderla.

A.F., 18/20 giugno 2020

 

***

Figures without names

 

 

… “Small sphinx absorbed in thought”, “small sphinx with his tongue out”, “figure wearing a mask”… though in actual fact, figures without names.

They are small figures, no more than three to five centimeters tall, which I have made in the last few days using the fragments of clay scattered on the floor after I had shaped the larger figures.
Dry earth, clay dust, which would have ended up in the bin, but which was alive, as a bit of water was enough to make it soft and moist – and what was in pieces became one again; not only alive, but animated, since from those crumbs of clay, like from Adam’s rib, there emerged a small people of “animulae”, the progeny of the (slightly) larger people of the “365 Figures” begun last October, which also continued to appear  – per intervalla insaniae – during the “quarantine” …

 

 

Something, however, must have happened during those months. Especially now that the salutary suspended time (in which the world had disappeared for everyone) is practically over. Like a theatre performance, normality is returning to the stage – at a distance – with a cigarette butt in the courtyard, a branch bent back in spite, a shout, a cheerfulness that doesn’t ring true. Slaves who wake up and believe they are once again free and active. But we are not slaves, we are mothers, without sex. We love inaction, which is among other things the noblest virtue of art (and of life). The virtue we have almost forgotten.
There was no stage, and there is still no stage. The more an artist tries to approach the “audience” the further he moves from his true work, which is a recognition, an incarnation, a face-to-face – not necessarily limited to the narrow diurnal world of the living or humans.

A “primordial grace”, as Jacopo Ricciardi said when he saw the photo of one of these microscopic clay creatures in the palm of my hand. It is, perhaps, this primary grace that appeals. An active inaction, minimal, naked.

At times it took very little, the pressure and the blind movement of the hand that enveloped the dry clay and the water, the small fragments still not amalgamated, signs, reliefs, prints, and a figure already began to emerge. At times it was enough to follow it, question it, understand it.

A.F., 18/20 June 2020

(translation by Mark Eaton)

 

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Figuren zonder naam

 

 

… ‘Kleine sfinx in gedachten verzonken’, ‘kleine sfinx met uitgestoken tong’, ‘figuur met masker’… maar in werkelijkheid meestal naamloze figuren.

Het zijn kleine figuren, niet meer dan drie tot vijf centimeter, die ik de afgelopen dagen heb gemodelleerd met behulp van klei die in fragmenten verspreid op de vloer achterbleef, nadat ik bij grotere figuren klei had verwijderd.

Droge aarde, klei als poeder die in de vuilnisbak zou beland zijn, maar die nog leefde aangezien zij met een beetje water weer zacht en vochtig werd: wat verbrokkeld was, kwam weer samen. Maar zij leefde niet alleen, zij was ook bezield, want uit die kruimels leem kwam, als uit de rib van Adam, een ​​klein volk van ‘animulae – zieltjes’, nakomelingen van het (ietwat) groter volk van de ‘365 Figuren’, begonnen in oktober laatsleden en dat zich ook tijdens de ‘quarantaine’ – per intervalla insaniae – bleef aandienen.

 

 

Maar in die maanden moet er iets gebeurd zijn. In het bijzonder nu de heilzaam opgeschorte tijd (waarin de wereld voor iedereen verdwenen was) feitelijk voorbij is. De normaliteit neemt, zoals een toneelopvoering, opnieuw de bühne in – vanop afstand – met een sigarettenpeuk op de binnenplaats, een omgebogen, gekraakte tak, een kreet, een vrolijkheid die vals klinkt. Slaven die wakker worden en denken dat ze weer vrij en actief zijn. Maar we zijn geen slaven, we zijn moeders, zonder seks. We houden van inactiviteit, die bovendien de meest verheven eigenschap van kunst (en van leven) is. Een eigenschap die we bijna vergeten waren.

Er was geen bühne, en er is er geen. Hoe dichter men bij het ‘publiek’ probeert te komen, hoe meer men zich verwijdert van zijn echte werk, dat herkenning is, incarnatie, persoonlijke ontmoeting – niet noodzakelijkerwijs beperkt tot de enge dagelijkse wereld van de mensen of van de levende wezens.

Een ‘oer-genade’, zoals Jacopo Ricciardi zei, toen hij de foto zag van een van die microscopisch kleine creaturen in de palm van mijn hand. Het is misschien die oer-genade die zichzelf oproept. Een actieve inactiviteit, minimaal, naakt.

Soms volstond echt weinig: de druk en de blinde beweging van de handen met de droge klei en het water, de kleine brokstukjes nog niet vermengd, tekens, reliëfs, vingerafdrukken, en er kwam al een figuur tevoorschijn. Soms was het voldoende haar alleen maar te volgen, haar te bevragen, haar te begrijpen.

We moeten ermee ophouden onszelf klem te zetten als fallussen op aarde.

 

A.F., 18-20 juni 2020

(vertaald door Patrick Lateur)

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www.andrea-fogli.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Figure senza nome // Figures without names // Figuren zonder naam

follows english and flemish translation

 

Figure senza nome

 

 

… “Piccola sfinge assorta”, “piccola sfinge con la lingua di fuori”, “figura che porta una maschera”… ma in realtà, per lo più, figure senza nome.

Sono delle piccole figure, non più di 3/5 cm, che ho modellato nei giorni scorsi usando come argilla i frammenti che erano rimasti  sparsi per terra  dopo aver svuotato  le figure più grandi.
Terra secca, polvere d’argilla, che sarebbe finita nella discarica, ma che era viva, visto che con un poco d’acqua è ritornata morbida e umida – e ciò che era disgregato si è riaggregato; ma non era solo viva, era animata, visto che da quelle briciole di creta, come dalla costola di Adamo, è venuto su un piccolo popolo di “animule”, progenie del (poco) più grande popolo delle “365 Figure” iniziato lo scorso ottobre e che ha continuato a manifestarsi – per intervalla insanie – anche durante la “quarantena” …

 

Qualcosa deve essere  però successo in questi mesi. E in particolare ora, dopo che il salutare tempo sospeso (in cui il mondo era scomparso per tutti) è di fatto finito. La normalità, come una recita, riprende la scena – a distanza – con una cicca nel cortile, un ramo piegato a sfregio, un urlo, un’allegria stonata. Servi che si svegliano e credono d’essere tornati liberi e attivi. Ma noi non siamo servi, siamo madri, senza sesso. Amiamo la non azione, che è tra l’altro la più nobile virtù dell’arte (e della vita). Quella che ci siamo quasi dimenticata.
Non c’era palcoscenico, e non c’è. Chi più cerca di avvicinarsi al “pubblico” più si allontana dalla sua vera opera, che è un riconoscimento, una incarnazione, un tu per tu – non necessariamente ristretto all’angusto mondo diurno dei vivi.

Una “grazia primigenia”, come ha detto Jacopo Ricciardi, vedendo la foto di una di queste microscopiche creature d’argilla nel palmo della mia mano. Si è forse questa grazia primaria che chiama a sé. Una non azione attiva. Minima. Nuda.

 

A volte è bastato davvero poco, la pressione e il movimento cieco delle mani che inglobavano l’argilla secca e l’acqua, i piccoli frammenti ancora non amalgamati, segni, rilievi, impronte, e una figura  già si affacciava. A volte è bastato solo seguirla, interrogarla, comprenderla.

Smettiamola di ficcarci come falli sulla terra. Siamo madri, l’abbiamo detto, e senza sesso. Noi con la terra collaboriamo. Specialmente quando parla nella rêverie, nei sogni, o dall’Aldilà.

 

A.F., 18/20 giugno 2020

 

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Figures without names

 

… “Small sphinx absorbed in thought”, “small sphinx with his tongue out”, “figure wearing a mask”… though in actual fact, figures without names.

 

They are small figures, no more than three to five centimeters tall, which I have made in the last few days using the fragments of clay scattered on the floor after I had shaped the larger figures.
Dry earth, clay dust, which would have ended up in the bin, but which was alive, as a bit of water was enough to make it soft and moist – and what was in pieces became one again; not only alive, but animated, since from those crumbs of clay, like from Adam’s rib, there emerged a small people of “animulae”, the progeny of the (slightly) larger people of the “365 Figures” begun last October, which also continued to appear  – per intervalla insaniae – during the “quarantine” …

 

 

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Contrassegnato con: Andrea Fogli

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INDICE/ INDEX

JANNIS KOUNELLIS – due frasi scelte per il prossimo “Almanacco” di Diario Comune #6, febbraio 2021 (anteprima)

NINA KOVACHEVA & VALENTIN STEFANOFF,  “Paradise is Temporarily Closed. God ”, 2020.

ANDREA AQUILANTI, installazione per “UN’OPERA, UN ARTISTA, UN MESE”, Roma novembre 2020

DIARIO DI BAGIGIAS # 4 , giugno – ottobre 2020

Omaggio a Ettore Spalletti

MARINA PARIS , Archivio degli spazi, febbraio 2020

UGO GILETTA, Souvenir di Heike Curtze

ANDREA FOGLI, “Figure senza nome”, giugno 2020 (con traduzione in fiammingo di Patrick Lateur))

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CONTRAPPUNTI #3, di Benoit Angelet, Parigi, 10.6.2020, con i disegni di Regnier Angelet

TI DO TODI #1, di Matteo Boetti, “1-5-20”, Todi.

DIARIO DI BAGIGIAS # 3 , maggio 2020

MARCO TIRELLI. “We are the crowd…”, aprile 2020

LE LETTERE DI TIRESIA # 4 di Fabrizio Sabelli, con installazioni urbane di Fausto delle Chiaie

VALENTIN STEFANOFF, We The Poor of This World, 2013, Video, 6,50 min

CONTRAPPUNTI #2, di Benoit Angelet, Parigi, 16.5.2020

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TELEGRAMMA DALLE FIANDRE #3 di Patrick Lateur, con “Protection circles” di Laszlo Revesz

MERENDA/ SNACK TIME, un racconto di Chiara Nuvoli, aprile 2020

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DIARIO DI BAGIGIAS # 2 , aprile 2020

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