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BLOG / DIARIO

STEFANO MINZI, LA MATRIARCA, febbraio 2021

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Marzo 5, 2021

 

 

 

THE MATRIARCH EMBEDS THE HISTORICAL AND RITUAL MEMORY OF HER FAMILY.
THEY ARE THE SMALL GESTURES THAT DEFINE THE COMPLETENESS OF A SHAMANIC
APPRENTICESHIP.






THE OFFSPRING ACTS AS LABORERS BUT IS PROPERLY FED...
THE MICRO AND THE MACRO IN AN INSTANT POUR THEMSELVES
IN THE VICE OF SMOKING OUR WEAKNESS IS SHOWN




ONLY IT, IN THE DESIRE OF MY SIGNS, STRONGLY GRASPS THE DECLINE OF THE SPECIES.
IN A LACONICALLY DECORATIVE TRAIT IDENTIFIES THE RENUNCIATION IN ME
AND IN ANY CASE REINSERTS MY PROSE IN THE DRAWER OF AN INDEROGABLE MADNESS




SOME DAYS I ABSTAIN FROM THE ABULIC DESIRE TO DOUBLE SOCK, FROM NEVER LEAVING HOME
I STRIVE TO DIRECT THE EFFORT TO THE POSITIVE BUT DO NOT IGNORE EXTINCTION
I REALIZE IN MY DREAMS A HARD EPIPHANY: AM I THEN THE MATRIARCH?



Stefano Minzi
https://sminz.com/
@ mago_sminz


























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GIUSEPPE CACCAVALE , « Projet Paul Celan », Residence Concordia, Parigi gennaio-ottobre 2020; testo e foto dell’artista.

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Febbraio 1, 2021

 

Cosa ci fa un artista in una scuola se non riversare coscienza e memoria nelle nuove generazioni, portando alla luce comportamenti esemplari? Questo lavoro vuole essere una scintilla di memoria illuminata dallo studio. Lontano da qualsiasi scaduta storpiatura stilistica. È geografia, una stratificazione di abbracci, una pagina di un libro trasformata in una pagina d’architettura, un’architettura che prende esempio dal linguaggio, dalla tonalità di una voce, un gesto che non usa lo spazio come un attaccapanni, bensì come una cassarmonica. Abbiamo suonato tutti insieme con lo stesso valore per portare allo sguardo la parola della poesia di Paul Celan, raccolta in un mare di inchiostro.

*

What is an artist doing in a school if not pouring consciousness and memory into the new generations, bringing to light exemplary behaviors? This work wants to be a spark of memory illuminated by the study. Far from any expired stylistic distortion. It is geography, a layering of embraces, a page of a book transformed into a page of architecture, an architecture that takes its example from the language, from the tone of a voice, a gesture that does not use space as a hanger, but as a cassarmonica. We all played together with the same value to bring to the eye the word of Paul Celan’s poem, collected in a sea of ink.

 

.

 

 DAL FONDO DELLA PALUDE

 risalire nel Senzaimmagine,
 un eme
 nella canna del fucile Speranza,                                                                                                                                                             il bersaglio, maturo come Impazienza,
 é lì

 Aria di paese, rue Tournefort.

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 Paul Celan, da “Parte di Neve” (Parigi, 1968/69)

 

*

 

 AUS DEM MOORBODEN ins

 Ohnebild steigen,

 ein Häm

 im Flintenlauf Hoffnung,

 das Ziel, wie Ungeduld mündig,

 darin.

 

 Dorfluft, rue Tournefort.

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  Paul Celan, aus “Schneepart” (Paris, 1968/69)

 

 

Per colorare una scintilla di memoria al poeta di lingua tedesca Paul Celan (1920 – 1970), nel centenario della nascita e nel cinquantenario della morte, abbiamo messo insieme due istituzioni universitarie e il Crous, un’istituzione che si occupa di residenze universitarie. La prima é l’Ecole Normale Supérieure, dove per anni Paul Celan é stato lettore di tedesco, l’altra è l’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi, dove insegno Arti Murali Poetica degli spazi e Disegno. Il Crous ha una residenza alla rue Tournefort, la strada in cui dal 1967 al 1969 Paul Celan ha abitato, una grande parte della raccolta « Parte di neve » è stata scritta al tempo della rue Tournefort, una poesia in particolare termina con il nome della strada. Questa la poesia scelta per il « cantiere ». Nell’attuale spietato scollamento di responsabilità, coscienza e memoria, queste parole sono il pasto da masticare a denti stretti per salutare insieme alle nuove generazioni l’avvenire che ci viene incontro. Lo studio della poesia di Paul Celan ha unito allievi di due Università differenti, la decifrazione della poesia di Celan si è fatta sotto la guida di Bertrand Badiou, emerito studioso dell’opera del poeta e direttore dell’Archivio Paul Celan dell’Ecole Normale Supérieure.

Abbiamo lavorato con libri e Storia alla mano per costruire un’altra Storia. Con gli allievi abbiamo seguito i passi di Celan nel quartiere della collina di Sainte Geneviève, sappiamo che Celan scriveva anche camminando, annotava i suoi versi tra le strade di questo quartiere, ci siamo incamminati attraverso un’esplorazione geografia.

Così ora nel grande salone della Residenza Concordia al 41 rue Tournefort, a sette metri di altezza c’è un calamaio all’incontrario, un inchiostro messo nelle mani dell’avvenire. E’ stato un progetto comunitario, dove le differenti Discipline si sorprendono incontrando una rigenerata amicizia.

Il valore aggiunto di questo cantiere è che si è costruito nel tempo del Covid-19, il valore aggiunto è anche che tutto ciò nasce da istituzioni universitarie esemplari, dove la riflessione e l’interrogativo resta ancore un potere.

 

G. C., gennaio 2021

 

 

To color a spark of memory of the German-speaking poet Paul Celan (1920 – 1970), on the centenary of his birth and the fiftieth anniversary of his death, we have put together two university institutions and the Crous, an institution that deals with university residences. The first is the Ecole Normale Supérieure, where Paul Celan has been a German lecturer for years, the other is the Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs in Paris, where I teach Poetic Wall Arts and Drawing. The Crous has a residence in rue Tournefort, the street where Paul Celan lived from 1967 to 1969, a large part of the collection “Part of snow” was written at the time of rue Tournefort, one poem in particular ends with the name of the Street. This is the poem chosen for the work site. In the current ruthless detachment of responsibility, conscience and memory, these words are the meal to chew with gritted teeth to greet the future that comes to meet us together with the new generations. The study of Paul Celan’s poetry brought together students from two different universities, the deciphering of Celan’s poetry was done under the guidance of Bertrand Badiou, emeritus scholar of the poet’s work and director of the Paul Celan Archive of the Ecole Normale Supérieure .

We worked with books and history in hand to build another history. With the students we followed in Celan’s footsteps in the hillside district of Sainte Geneviève, we know that Celan also wrote while walking, he wrote down his verses in the streets of this neighborhood, and we set out on a geographic exploration.

So now in the large hall of the Concordia Residence at 41 rue Tournefort, seven meters high, there is an inkwell upside down, an ink placed in the hands of the future. It was a community project, where the different Disciplines are surprised by meeting a regenerated friendship.

The added value of this construction site is that it was built in the time of Covid-19, the added value is also that all this comes from exemplary university institutions, where reflection and questioning still remain a power.

 

G. C,, jenuary 2021

 

 

 

  DU FOND DES MARAIS grimper

  Dans le sans-images,

  un hème

  dans le canon du fusil Espoir,

  la cible, majeure comme Impatience,

 

  Air de village, rue Tournefort.

 

   Paul Celan, Paris, 1968/69

   (traduzione francese di Jean-Pierre Lefebvre).

 

*

 

Il « Projet Paul Celan » è stato diretto da Giuseppe Caccavale e realizzato da Mathilde Torteau, Marianna Faleri, Raphaël Roche, Sami Haj-Chehade, Éloi Regnier, allievi dello Studio Art Mural et Poétique des espaces delle Arts Deco’ di Parigi, gennaio 2020 \ ottobre 2020.

*

The “Projet Paul Celan” was directed by Giuseppe Caccavale and created by Mathilde Torteau, Marianna Faleri, Raphaël Roche, Sami Haj-Chehade, Éloi Regnier, students of the Studio Art Mural et Poétique des espaces of the Arts Deco ‘in Paris, January 2020 \ October 2020.

 

 

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ANYA BELYAT-GIUNTA / ERICH GRUBER, Un intimo dialogo a distanza/ AN INTIMATE DISTANCE DIALOGUE, 2020-2021

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Gennaio 31, 2021

Erich Gruber, A boy for Anya, 18 september 2020

 

A few months ago Erich posted on Instagram a small drawing entitled “A boy for Anya”. Anya replied with a drawing of the same size entitled “A Rose for Erich”. They thus decided to undertake an artistic dialogue with the intention of creating pairs of drawings as a testimony of their intimate distance dialogue.

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Alcuni mesi fa Erich ha pubblicato su Instagram un piccolo disegno intitolato “Un ragazzo per Anya”. Anya gli ha risposto con un disegno delle stesse dimensioni intitolato “Una rosa per Erich”. Hanno così deciso di intraprendere un dialogo artistico con l’intenzione di creare coppie di disegni come testimonianza del loro intimo dialogo .a distanza.

 

   

  Anya Belyat-Giunta, Contemporary Silence / Erich Gruber, Sentiment Sediment                                                                      

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The project is intuitively conceived without any imposed theme or content. However, the two artists agreed to respect the exact dimensions of the work that one sent to the other by post.

Anya drew “Contemporary Silence” and sent it to Erich, who responded with a “Sentiment Sediment” design, and she responded with a new design, “Advent” …

 

*

Il progetto è concepito in modo intuitivo senza alcun tema o contenuto imposto. Tuttavia I due artisti hanno accettato di rispettare le dimensioni esatte dell’opera che l’uno inviava all’altro per posta.

Anya ha disegnato  “Contemporary Silence” e lo ha inviato a Erich, che ha risposto con un disegno “Sentiment Sediment”. Poi lei ha risposto con un nuovo disegno, “Advent”….

 

 

     

Erich Gruber, Advent / Anya Belyat-Giunta, Not forbiden fruit    

 

Anya to Erich:

In the course of this visual dialogue you have led me to develop concentration and control, channeling the visual vocabulary into a hierarchical question, to be patient and to work meticulously on the details, to create sumptuous surfaces … I have spent hours contemplating your surfaces that they breathe life, the multitude of textures and shapes, united in absolute harmony. Sometimes I feel overwhelmed by the multitude of your visions, this makes me scatter in all directions, and can be a source of distraction …

At one point in this dialogue I wanted to introduce color. Sometimes I need color, especially when the surrounding environment is as monochrome as it is now … It goes without saying that we are going through a period of austere atmosphere. Obviously, in dialogue with your monochromatic drawing it will create an ambiguous contrast! We’ll see if it works!

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Anya a Erich:

Nel corso di questo dialogo per immagini mi hai portato a sviluppare concentrazione e controllo, canalizzando il vocabolario visivo in una questione gerarchica, ad essere paziente e a lavorare meticolosamente sui dettagli, a creare superfici sontuose … Ho passato ore a contemplare le tue superfici che respirano la vita, la moltitudine di trame e forme, unite in un’armonia assoluta. A volte mi sento sopraffatta dalla moltitudine delle tue visioni, questo mi fa disperdere in tutte le direzioni, e può essere fonte di distrazione …

In questo dialogo ad un certo punto ho voluto introdurre il colore. A volte ho bisogno del colore, specie quando intorno l’ambiente è cosi monocromo come ora … Inutile dire che stiamo attraversando un periodo di atmosfera austera. Ovviamente, in dialogo con il tuo disegno monocromatico creerà un contrasto ambiguo! Vedremo se funziona!

 

Anya Belyat-Giunta, Holy nose / Erich Gruber, Holy rose

 

 

     

Erich to Anya:

I love your work so much, and will make every effort to make a worthy answer.

I have a great desire for answers, even to enter your topic.

The growing fruit that turns out to be mysterious. The opening and growth of a pupa, the tendrils, the fleshy shoals. The connections, the intertwining and the adhesions.

Our collaboration is a stroke of luck for me. Everything grows and sprouts, buds appear.

 

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Erich ad Anya:

Adoro così tanto il tuo lavoro, e farò ogni sforzo per realizzare una risposta degna.

Ho una gran voglia di risposte, anche per entrare nel tuo argomento.

Il frutto in crescita che si rivela misterioso. L’apertura e la crescita di una pupa, i viticci, le secche carnose. Le connessioni, gli intrecci e le aderenze.

La nostra collaborazione è un colpo di fortuna per me. Tutto cresce e germoglia, spuntano gemme.

 

 

Anya Belyat-Giunta, Forbiden fruit / Erich Gruber, Körper 

 

 

 

Anya Belyat-Giunta and Erich Gruber met thanks to some group exhibitions curated by Lorand Hegyi. A friendship developed between them, but above all a mutual admiration.

 

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Anya Belyat-Giunta ed Erich Gruber si sono conosciuti grazie ad alcune mostre collettive curate da Lorand Hegyi. Tra loro si è sviluppata un’amicizia, ma soprattutto una reciproca ammirazione.

 

 

   

Erich Gruber, Girl / Anya Belyat-Giunta, Holy nose      

 

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http://www.erichgruber.at/

http://www.anyabelyatgiunta.com/

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VIDEO: Ugo Giletta / Filippo Bessone : “Bello era…”, gennaio 2021

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Gennaio 26, 2021

“Bello era…” (02:55)

Testo e voce di Filippo Bessone con l’ausilio di Luca Occelli

Musica di Claudio Dadone eseguita dal complesso “L’Ora Canonica”

Video di Ugo Giletta

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VIDEO : Anything to say? (#FreeAssang) di DAVIDE DORMINO

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Gennaio 9, 2021

VIDEO : Anything to say? ( di DAVIDE DORMINO, Lago del Lünersee, Austria 2020 (a 2000 metri di altezza…) 

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DAVIDE DORMINO, Anything to say? – A monument to courage, 2015-2020, Berlino, Parigi, Strasbourg, Ginevra, Bruxelles, Colonia…

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Gennaio 9, 2021

Anything to say? – A monument to courage, 2015-2020

Follows english translation and a note by A.F. 

con una nota redazionale di A.F.

 

 

                      Anything to say? Colonia, Köln Cathedral, 2020

 

Anythingtosay? 
Alzarsi in piedi dove la massa si siede 
Immaginare nuovi mondi, disegnare traiettorie che possano anche correggere la realtà è sicuramente il compito degli artisti.
Raccogliere lo spirito del tempo e renderlo visibile.
Talvolta, alcuni fenomeni senza l’arte resterebbero nascosti, poiché la realtà è un luogo complesso da decifrare.
E così l’arte nasce dal quel bisogno di immaginare il mondo in modo diverso da come viene presentato.
Come artista ho il dovere di difendere la libertà di parola e il diritto di sapere ed è per questo che ho creato una sedia vuota per alzarci, per cambiare prospettiva, per stare più alti e guardare quello non riusciamo a vedere o che cercano di nasconderci.
Anything to say? un monumento in bronzo itinerante dedicato alla libertà di espressione che a differenza di quelli che sono nelle piazze, sopra ad un piedistallo, poggia a terra e si muove. 
L’opera raffigura in piedi su tre sedie, tre icone della nostra contemporaneità, Julian Assange, Chelsea Manning a Edward Snowden che attraverso la piattaforma di WikiLeaks hanno rivelato crimini di guerra e abusi dei diritti umani facendo tremare i governi di tutto il mondo.
Il gruppo scultoreo ha un pezzo mancante, la 4a sedia che si completa quando le persone ci salgono sopra prendendo una posizione.

 

  Anything to say?  Bruxelles, Place se la Monnaie, 2020

 

Anything to say? ha sostato dal 2015 nella piazze di 14 capitali europee, tra cui Berlino a Parigi, Ginevra, Strasburgo, Dresda, Belgrado, Roma, Bruxelles.  

Sta a noi fare la nostra parte perché solo l’arte e la cultura creano coscienza e senso critico.

Questa scultura vuole essere la nostra voce a sostegno per il loro coraggio in difesa della verità, un campanello d’allarme per ognuno di noi perché in ballo c’è la libertà di parola e di stampa, la trasparenza, la conoscenza e il giornalismo d’inchiesta, tutti capitoli che costituiscono il libro della nostra vita e non solo quella di Assange, Manning e Snowden e tanti altri ci hanno insegnato che a volte il sacrificio è la forma più alta di libertà.

Essere informati è un atto di resistenza e ci da la possibilità di scegliere dove vogliamo stare e soprattutto con chi.

Quello che mi auguro è che questa opera continui ad arrivare dove la politica e la giustizia falliscono.

 

Davide Dormino

www.davidedormino.com

www.anythingtosay.com

 

Anything to say? Berlino, Alexanderplatz 1’ maggio 2015

 

Anythingtosay? Stand up when everyone else is seated

Imagining new worlds and drawing trajectories that can also correct reality is certainly the role of artists. Collecting the spirit of the time and making it visible. Sometimes, certain phenomena without art would remain hidden, as reality is a complex place to decipher. Like that, Art arises from that need to imagine the world in a different way from how it is presented.

As an artist I have the duty to defend freedom of speech and the right of knowledge and that is why I have created an empty chair to raise ourselves, to change perspective, to stand taller and look at what we can’t see or try to hide.

Anything to say? an itinerant bronze monument dedicated to freedom of expression which, unlike those set in public squares, on a pedestal, rests on the ground and moves. The work depicts three icons of our contemporaneity, Julian Assange, Chelsea Manning and Edward Snowden, standing on three chairs, who through the WikiLeaks platform revealed war crimes and abuse of human rights, making governments around the world tremble.

The sculptural group has a missing piece, the 4th chair which is completed when people stand up on it and take a position.

 

Anything to say?  Strasbourg, place Kleber 2015

 

Anything to say? Roma, ingresso Università “La Sapienza”, piazzale Aldo Moro, 2016

 

Anything to say? has since 2015 been in the squares of 14 European capitals, including Berlin to Paris, Geneva, Strasbourg, Dresden, Belgrade, Rome, and Brussels.

It is up to us to do our part because only Art and Culture create conscience and critical sense.This sculpture wants to be our voice in support of their courage in defense of the truth, an alarm bell for each of us because at risk is freedom of speech and of the press, transparency, knowledge and investigative journalism, all chapters that make up the book of our life and not just that of Assange, Manning and Snowden and many others have taught us that sometimes sacrifice is the highest form of freedom. Being informed is an act of resistance and it gives us the possibility to choose where we want to be and above all with whom. What I hope is that this work continues to go where politics and justice fail.

 

Davide Dormino
www.davidedormino.com
www.anythingtosay.com
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Anything to say? Lago del Lünersee (Austria ) 2020
( video: https://m.youtube.com/watch?v=IT1p42Rh2P0)
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Siamo felici di ospitare su Diario Comune una piccola documentazione del progetto che Davide Dormino sta portando avanti dal 2015 in difesa della libertà di parola e informazione, anche perché ci sembra sempre più attuale, dopo un anno, il 2020, in cui le istituzioni nazionali e internazionali (e i mass media) si sono uniformate in un coro fatto di omissioni e bugie, oltre ad imporre uno stato generale di sorveglianza, limitazione dei diritti umani e delle libere diverse opinioni.
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Anything to say? ci sembra inoltre un’esempio nobile di arte politica, di un reale atto politico capace di coinvolgere le persone e “sporcarsi” controcorrente con la realtà, non uno dei tanti vari onanistici atti pseudo politici che restano circoscritti nell’ambito degli anemici adepti dell’arte contemporanea, tipo masticare una banconota da 500e davanti ad un consesso di imprenditori, come per esempio ha fatto l’attuale presidente artista del Palaexpo di Roma, Cesare Pietroiusti.
Non ne possiamo più, anche nell’arte, di stare a “distanza di sicurezza”, di igienizzarci sempre le mani, e il cervello. Di onanismi concettuali in fondo non diversi da quell’art pour l’art che gli “eletti” sembrano detestare. Di mancanza di empatia, di sangue e di cuore. Di opere, o azioni, che se le porti a 2000 metri in mezzo a laghi e montagne, a differenza di quella di Dormino, non sanno reggere il confronto con l’assoluto nudo della natura, o della morte – o della vita.
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A.F. 9 gennaio 2021
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We are happy to host in the Common Diary a small documentation of the project that Davide Dormino has been carrying out since 2015 in defense of freedom of speech and information, also because it seems more and more relevant, after a year, 2020, in which national institutions and internationals (and mass media) have conformed in a chorus made up of omissions and lies, as well as imposing a general state of surveillance, limitation of human rights and free different opinions.
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It also seems to us a noble example of political art, of a real political act capable of involving people and “getting dirty” against the current with reality, not one of the many onanistic pseudo-political acts that remain limited to the few anemic adepts of contemporary art, like chewing a 500e banknote in front of a group of entrepreneurs, as for example the current president did artist of the Palaexpo of Rome, Cesare Pietroiusti.
We can no longer stand, even in art, to stay at a “safe distance”, to always cleanse our hands and brain. Conceptual onanisms basically no different from that art pour art that the “elected” seem to detest. Of lack of empathy, blood and heart.
Of works, or actions, which if you take them to 2000 meters in the middle of lakes and mountains, unlike that of Dormino, cannot stand comparison with the absolute nakedness of nature, or of deat – or of life.
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A.F. 9 jenuary 2021

 

 

 

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ALMANACCO “QUANDO LA CASA BRUCIA” (Anteprima): GIORGIO AGAMBEN (passi dal libro “QUANDO LA CASA BRUCIA” , Giometti & Antonello, Macerata, novembre 2020)

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Dicembre 30, 2020

Per la fine dell’anno presentiamo in anteprima  sul BLOG alcune frasi del nuovo nostro ALMANACCO  “QUANDO LA CASA BRUCIA” (dal titolo dall’ultimo libro di Giorgio Agamben) in cui la parola dei filosofi poeti (e dei poeti filosofi) ci viene in aiuto per comprendere il tempo in cui siamo – pericoli, inganni o aperture e conquiste interiori non però diverse da quelle che da sempre i sapienti e i poeti come Seneca (che con Agamben sarà il nostro prossimo autore) hanno intravisto per far fronte alla “communis insania”.

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For the end of the year we present a preview on the BLOG of some phrases from our new ALMANAC “WHEN THE HOUSE BURNS” (entitled from the last book by Giorgio Agamben) in which the words of the philosophers-poets (and poets-philosophers) come to our aid for understand the time in which we are – dangers, deceptions or openings and interior conquests not however different from those that scholars and poets like Seneca (who with Agamben will be our first author) have always glimpsed in order to face the “communis insania”.

 

30/12/2020

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GIORGIO AGAMBEN

passi dal libro “QUANDO LA CASA BRUCIA” (Giometti & Antonello, Macerata, novembre 2020)

 

 

 

“Tutto quello che faccio non ha senso, se la casa brucia”. Eppure proprio mentre la casa brucia occorre continuare come sempre, fare tutto con cura e precisione, forse anche più studiosamente – anche se nessuno dovesse accorgersene. Può darsi che la vita sparisca dalla terra, che nessuna memoria resti di quello che è stato fatto, nel bene e nel male. Ma tu continua come prima, è tardi per cambiare, non c’è più tempo. (p.7)

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Quale casa sta bruciando? Il paese dove vivi o l’Europa oil mondo intero? Forse le case, le città sono già bruciate, non sappiamo da quanto tempo, in un unico immenso rogo, che abbiamo finto di non vedere. (p.8)

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Che una civiltà – una barbarie – sprofondi per non più risollevarsi, questo è già avvenuto e gli storici sono abituati a segnare e datare cesure e naufragi. Ma come testimoniare di un mondo che va in rovina con gli occhi bendati e il viso coperto, di una repubblica che crolla senza lucidità né fierezza, in abiezione e paura? La cecità è tanto più disperata, perché i naufragi pretendono di governare il proprio naufragio, giurano che tutto può essere tenuto tecnicamente sotto controllo, che non c’è bisogno né di un nuovo dio né di un nuovo cielo – soltanto di divieti, di esperti e di medici. Panico e furfanteria. (p.9)

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E’ come se il potere cercasse di afferrare a ogni costo la nuda vita che ha prodotto e, tuttavia, per quanto si sforzi di appropriarsene e controllarla con ogni possibile dispositivo, non più soltanto poliziesco, ma anche medico e tecnologico, essa non potrà che sfuggirgli, perché  è per definizione inafferrabile. Governare la nuda vita è la follia del nostro tempo. Uomini ridotti alla pura esistenza biologica non sono più umani, governo degli uomini e governo delle cose coincidono. (p.11)

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*

Il volto è la cosa più umana, l’uomo ha un volto e non semplicemente un muso o una faccia, perché dimora nell’aperto, perché il suo volto si espone e comunica. Per questo il volto è il luogo della politica. Il nostro tempo impolitico non vuole vedere il proprio volto, lo tiene a distanza, lo maschera e copre. Non devono più esserci volti, ma solo numeri e cifre. Anche il tiranno è senza volto. (p.12)

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Che l’anima e il corpo siano indissolubilmente congiunti – questo è spirituale. Lo spirito non è un terzo fra l’anima e il corpo: è soltanto la loro inerme, meravigliosa coincidenza. La vita biologica (la “nuda vita” n.d.r.) è un’astrazione ed è questa astrazione che si pretende di governare e curare. (p.14)

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“I bufali e i cavalli hanno quattro zampe: ecco ciò io chiamo Cielo. Mettere la cavezza ai cavalli, perforare le narici del bufalo: ecco ciò che chiamo umano. Per questo dico: bada che l’umano non distrugga il Cielo dentro di te, bada che l’intenzionale non distrugga il celeste” (p.17)

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*

Resta, nella casa che brucia, la lingua. Non la lingua, ma le immemorabili, preistoriche, deboli forze che la custodiscono, la filosofia e la poesia. E cosa custodiscono, che cosa ricordano della lingua? Non questa o quella proposizione significante, non questo o quell’articolo di fede o malafede. Piuttosto, il fatto stesso che vi è linguaggio, che senza nome siamo aperti nel nome e in questo aperto, in un gesto, in un volto siamo inconoscibili e esposti. (p.17)

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Giorgio Agamben

Frasi pubblicate con la gentile concessione dell’autore

 

 

 

 

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SABINA MIRRI, “Gonna be a cult character / Tell me more”, 18 febbraio – 13 dicembre 2020, Roma, Galleria Alessandra Bonomo (con nello “Studiolo” opere di Sandro Chia e Verde Edrev)

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Dicembre 21, 2020

sabina mirri / sandro chia /galleria alessandra bonomo
Sabina Mirri , Gonna be a cult character, vista installazione alla Galleria Alessandra Bonomo, Roma febbraio-settembre 2020 (nello “Studiolo” opere di Sandro Chia)
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Riportiamo sotto alcune immagini e un breve testo di Sabina Mirri come testimonianza della sua mostra che da fine febbraio –  quando si è inaugurata con il titolo Gonna be a cult character (per essere chiusa per il lockdown poco dopo) – ha “combattuto” per non essere vinta dalle quarantene … infatti a metà ottobre, prima di concludersi con il nuovo lockdown natalizio, si è rinnovata con nuovi collage in carta velina e riproposta con il titolo Tell me more, accogliendo nello spazio dello “Studiolo” le opere della giovane artista Verde Edrev al posto di quelle di Sandro Chia, ospitate da febbraio.

Uno “Studiolo” assediato, ma resistente, può essere inteso allora il progetto nel suo complesso, con la galleria complice che ospita il luogo eletto ed esclusivo dell’artista, e con complicità mirabile lo difende, anche perché luogo aperto… un luogo aperto che cerca di contrastare l’imprigionamento dell’arte e della cultura ( e delle nostre vite), e grazie ai lavori di Sabina Mirri (& C.) di riproporre il passo di un’arte che non cede alle lusinghe dell’Avanspettacolo planetario dell’arte d’oggi, ma resta forte e quieta in terre più antiche e fertili, senza bisogno di presenzialismi, ben centrata nel proprio “Studiolo” (aperto). Al gioco ottuso dei biliardini delle varie MAXXI giostre, propone l’ironia e il gioco sottile di una lepre stranamente umana, non molto diversa da quella che aveva incontrato Alice Liddell, sotto il mondo visibile – nel Wonderland.

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Below are some images and a short text by Sabina Mirri as evidence of her exhibition that since the end of February – when it opened with the title Gonna be a cult character (to be closed for the lockdown shortly after) – has “fought” not to be won by the quarantines … in fact in mid-October, before ending with the new Christmas lockdown, it was renewed with new collages in tissue paper and proposed again with the title Tell me more, welcoming the works of the young woman in the space of the “Studiolo” artist Verde Edrev instead of those of Sandro Chia, hosted since February.

A besieged but resistant “Studiolo” can then be understood as the project as a whole, with the complicit gallery that houses the artist’s chosen and exclusive place, and with admirable complicity defends it, also because it is an open place … an open place that tries to counteract the imprisonment of art and culture (and of our lives), and thanks to the works of Sabina Mirri (& C.) to re-propose the pace of an art that does not yield to the lure of the planetary Avanspettacolo art of today, but it remains strong and quiet in more ancient and fertile lands, without the need for presence, well centered in its own (open) “Studiolo”. To the dull game of the foosball tables of the various MAXXI rides, she proposes the irony and subtle game of a strangely human hare, not very different from the one that Alice Liddell had met, under the visible world – in Wonderland.

 

sabina mirri

DESTINATO A DIVENTARE UN PERSONAGGIO DI CULTO (Gonna Be A Cult Character), 2019

 

***

L’ho letto da qualche parte.

Nessuna produzione, nessuna estinzione.

Nessuna permanenza, nessun annichilimento.

Nessuna unita’, nessuna diversita’.

Nessun arrivo, nessuna partenza.

 

Oggi mi sento di essere d’accordo.

 

S.M. dicembre 2020

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sabina mirri

Ritratto di V. nella vasca di Van Gogh, 2020

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sabina mirri, friedrich nietzsche

Luca a casa di Nietzsche, 2012

 

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I read it somewhere.

No production, no extinction.

No stay, no annihilation.

No unit, no diversity.

No arrival, no departure.

 

Today I feel like agreeing.

 

S.M. december 2020

 

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DESTINATO A DIVENTARE UN PERSONAGGIO DI CULTO (Gonna Be A Cult Character), 2017

 

sabina mirri, verde edrev

Sabina Mirri , Tell me more, vista installazione alla Galleria Alessandra Bonomo, Roma ottobre-dicembre 2020 (nello “Studiolo” opere di Verde Edrev)

 

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SABINA MIRRI Gonna be a cult character &Tell me more                                                      

 18 febbraio – 13 dicembre 2020

GALLERIA ALESSANDRA BONOMO

// www.bonomogallery.com

 

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BERNARDí ROIG – La Cabeza de Goya, 2020 / mostra alla Galerie Klüser, Monaco (26 Novembre 2020 – 27 Febbraio 2021) / (español, italiano, english) /

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Dicembre 9, 2020

BERNARDí ROIG – Galerie Klüser

BERNARDí ROIG - Galerie Klüser
Bernardí Roig – La Cabeza de Goya, 2020, Galerie Klüser 2, Munich

 

 

La cabeza de Goya

 

 

La Historia es una ficción consensuada. Los hechos podrían ser estos:
Goya muere solo en el exilio, en Burdeos,  la noche del 15 de abril de 1828. Desde España nadie reclama su cuerpo, es enterrado en el cementerio de la ciudad y olvidado.
Sesenta años después el cónsul español de Burdeos descubre la tumba del artista y organiza la exhumación del cuerpo y posterior envío de los restos del maestro a  Madrid.
Cuando se abre la tumba aparece lo que queda del cuerpo pero no la  cabeza. Se envía a Madrid el esqueleto del artista sin cráneo. Alguien robó la cabeza de Goya y nunca más apareció.
Pero esa cabeza no desapareció de forma definitiva, sino que su aliento  se instaló en el interior de otras mil cabezas, cientos de miles de cabezas de los que le admiraron, le amaron o le odiaron. También se insertó en las cabezas  de muchos artistas que, aplastados por la angustia de las influencias,  no han podido librarse de su intensidad ni de su ferocidad.
He tratado de construir un itinerario de imágenes de esa decapitación, una tentativa de hacer presente la ausencia de la cabeza de Goya y encarnar en el temblor de una mano que dibuja la posibilidad de un retrato.
Estas sculturas, acuarelas, instalaciones de luz y dibujos de gran formato intentan conformar un gran retrato imaginario, poliédrico y multifacial de la cabeza ausente de Goya … (…) … Las distintas capas y formalizaciones de este proyecto nos hablan, desde un lenguaje figurativo desviado, de la relación incestuosa que tenemos con  la memoria, de obsesiones coaguladas y de la extrañeza e inquietud que late en las profundidades reprimidas de la imagen que heredamos. Son, muchas veces,  imágenes inacabadas  de incomunicación y soledad insistida que conforman un conglomerado de tiempos superpuestos.
Se trata de  edificar esas imágenes de la mirada a través del  carácter textual y narrativo de las obras, usando diferentes registros, para formalizar el silencio, el vacío, la repetición  y el abismo psíquico al que estamos condenados.
Bernardí Roig, 2020
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La duquesa de Alba (IV), 2020 

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La testa di Goya

 

La storia è una finzione consensuale. I fatti potrebbero essere questi:
Goya muore da solo in esilio, a Bordeaux, la notte del 15 aprile 1828. Dalla Spagna nessuno reclama il suo corpo, viene sepolto nel cimitero della città e dimenticato.
Sessant’anni dopo, il console spagnolo a Bordeaux scopre la tomba dell’artista e organizza l’esumazione della salma e la successiva spedizione delle spoglie del maestro a Madrid.
Quando la tomba viene aperta, appare ciò che resta del corpo ma non la testa. Lo scheletro dell’artista senza teschio viene inviato a Madrid. Qualcuno ha rubato la testa di Goya e non è mai più apparso.
Ma quella testa non scomparve definitivamente, ma il suo respiro si stabilì in mille altre teste, centinaia di migliaia di teste di coloro che lo ammiravano, lo amavano o lo odiavano. Inoltre è stato inserito nelle teste di molti artisti che, schiacciati dall’angoscia delle influenze, non hanno saputo liberarsi della sua intensità o della sua ferocia.
Ho cercato di costruire un itinerario di immagini di quella decapitazione, un tentativo di rendere presente l’assenza della testa di Goya e di incarnarmi nel tremito di una mano che disegna la possibilità di un ritratto.
Queste sculture, acquerelli, installazioni luminose e disegni di grande formato tentano di formare un grande ritratto immaginario, poliedrico e sfaccettato della testa assente di Goya… (…) …  I diversi strati e le formalizzazioni di questo progetto ci parlano, a partire da un linguaggio figurativo deviante, del rapporto incestuoso che abbiamo con la memoria, delle ossessioni coagulate e della stranezza e inquietudine che pulsa nelle profondità represse dell’immagine che ereditiamo. Sono, molte volte, immagini incompiute di isolamento e solitudine insistita che compongono un conglomerato di tempi sovrapposti.
Si tratta di costruire queste immagini dello sguardo attraverso il carattere testuale e narrativo delle opere, utilizzando registri differenti, per formalizzare il silenzio, il vuoto, la ripetizione e l’abisso psichico a cui siamo condannati.
Bernardí Roig, 2020

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La duquesa de Alba (VI), 2020 

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Goya’s head

 

History is a consensual fiction. The facts could be these:
Goya dies alone in exile, in Bordeaux, on the night of April 15, 1828. From Spain, no one claims his body, he is buried in the city’s cemetery and forgotten.
Sixty years later, the Spanish consul in Bordeaux discovers the artist’s tomb and organizes the exhumation of the body and the subsequent shipment of the master’s remains to Madrid. When the tomb is opened, what remains of the body appears but not the head. The skeleton of the artist without a skull is sent to Madrid. Someone stole Goya’s head and he never appeared again.
But that head did not disappear permanently, but his breath settled in a thousand other heads, hundreds of thousands of heads of those who admired, loved or hated him. It has also been inserted into the heads of many artists who, crushed by the anguish of influences, have not been able to free themselves from its intensity or its ferocity.
I tried to build an itinerary of images of that beheading, an attempt to make present the absence of Goya’s head and to incarnate myself in the tremor of a hand that draws the possibility of a portrait.
These sculptures, watercolors, light installations and large format drawings attempt to form a large imaginary, multifaceted and multifaceted portrait of Goya’s absent head … (…) … The different layers and formalizations of this project speak to us, starting with a deviant figurative language, of the incestuous relationship we have with memory, of the coagulated obsessions and of the strangeness and restlessness that pulsates in the repressed depths of the image we inherit. They are, many times, unfinished images of isolation and persistent loneliness that make up a conglomerate of overlapping times.
It is a question of constructing these images of the gaze through the textual and narrative character of the works, using different registers, to formalize the silence, emptiness, repetition and the psychic abyss to which we are condemned.
Bernardí Roig, 2020

 

Tableaux Vivant I (Ledy B.,la petite fille et la femme inconnu), 2017

 

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Bernardí Roig – La Cabeza de Goya 

26 Novembre 2020 – 27 Febbraio 2021

Galerie Klüser 2, Munich

Tel: / Fax:
[email protected]

 

 

http://www.bernardiroig.com/
41



ELZEVIR, Rochers à Ouessant, 2018/2020 / Elzevir Rochers / Elzevir France /

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Dicembre 9, 2020

Rochers à Ouessant, 2018

Enfant, quand je rentrais de l’école, à la sortie du village la vue se dégageait et je pouvais voir sur la droite en contrebas une grande plaine dont une basse montagne en fermait l’horizon. N’ayant à cette époque encore jamais vu la mer , je pensais que celle-ci se trouvait juste derrière.

Je pense que mes envies de voyage incessant datent de cette période. Vouloir voir ce qu’il y a derrière le paysage, ce qu’il y a après la ligne d’horizon….

Elzevir, novembre 2020

Rochers, 2020

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When I was a child and I was coming back from school, I was looking away at the view from my village as I was reaching the end of it. Down on the right, there was a huge lowland, a valley at the end of which a big hill was finishing the landscape. I had never seen the Sea then, and I thought it was just exactly behind that hill. I do think now that my thirst for travels comes from those times. I’ve always wanted to look beyond the landcapes in front of me, to go further, to discover what’s hidden behind the skyline…

Elzevir, november 2020

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Rochers,  2018

Rochers,  2018

Da bambino, quando tornavo a casa da scuola, uscendo dal paese la vista era limpida e potevo vedere sulla destra oltre una grande pianura una bassa montagna che chiudeva l’orizzonte. Non avendo mai visto il mare fino in allora, pensavo fosse proprio lì dietro.

Penso che le mie incessanti voglie di viaggio risalgano a questo periodo. Voler vedere cosa c’è dietro il paesaggio, cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte….

Elzevir, novembre 2020

Elzevir

Rochers à Ouessant, 2018

http://elzeve.free.fr/

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BRUNA ESPOSITO | Altri Venti – Ostro, 2020 / in mostra da Stefania Miscetti , Roma (ottobre 2020- gennaio 2021)

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Dicembre 9, 2020

BRUNA ESPOSITO | Altri Venti

BRUNA ESPOSITO | ALTRI VENTI

Perché noi congeliamo con gli impianti di aria condizionata i nostri ambienti, surriscaldando così il pianeta stesso mentre aumenta il global warming, ossia il riscaldamento del pianeta? Perché continuiamo a promuovere tale insensato standard in tutto il mondo come fosse un baluardo di civiltà?

Gli impianti per condizionare l’aria credo siano il più emblematico tra gli indici puntati verso i crescenti e concatenati problemi ambientali … (…) … I ventilatori mi appaiono come una panacea e scovati i modelli a 12 volt in commercio alimentabili da energia fotovoltaica, divento sempre più convinta che se si disseminasse ovunque l’abitudine di usarli saremmo sulla strada di una trasformazione che attingendo alle tecnologie, ma rimanendo semplice, versatile e maneggevole, sarebbe più propriamente definibile come ‘ecologica’.  A questo proposito è importante notare quanto appaia sempre più evidente come i grandi impianti per risolvere i gradi problemi che si accumulano ormai alla ‘foce’, controllati da insostituibili esperti, imprimano uno stampo tecnocratico che ben poco è attinente con l’ecologia; al contrario affrontando i problemi ‘a monte e sul corso’ la molteplicità degli ingegni e delle applicazioni semplici, piccole, facili da utilizzare dagli utenti (per corrispondere alle incommensurabili diversità di luoghi, climi e culture) si declinerebbero soluzioni inventive e manutenzioni ad hoc; scrivo due parole che potrebbero sintetizzare, seppure in maniera non esaustiva, questo approccio: ecologia frugale.

La mia installazione attinge a questi presupposti e si auspica di renderli visibili e vivibili. In sintesi l’opera è un luogo, un gazebo da esterni. Caratterizzato da ventilatori appesi al suo soffitto, alimentati da un piccolo pannello fotovoltaico a 12 volt, la funzione del gazebo è mantenuta nell’accogliere i visitatori benvenuti ad accomodarsi su postazioni e sostare a loro piacimento refrigerati dalla ventilazione. L’installazione ha diverse versioni con l’intento di evocare, con addendi poetici, i venti caldi del mediterraneo, ostro, libeccio, scirocco. Immagino, nel mentre, tanti altri nomi con cui sono chiamati i venti caldi che soffiano nel mondo da cui prendere ispirazione… Declinando il tema, alcuni altri minimi esperimenti di applicazioni domestiche, con cellule fotovoltaiche applicate su tenda da sole e su tapparella che alimentano ventilatori da interni.

Questa installazione sottende un mio sogno, vorrebbe essere una semplice esortazione che ci inviti a rallentare e guardare indietro alle soluzioni primordiali; l’aria, infatti, si rinfresca col suo stesso movimento, da millenni così è stato e mi auguro così sarà nei millenni futuri.

Bruna Esposito, Primavera 2020

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Why do we freeze the spaces we live in with air conditioning units, thus overheating the planet, even as global warming increases? And why do we continue to promote this absurd standard all over the world as if it were a bastion of civilisation? I think air conditioning may be the most emblematic in a series of indicators pointing towards the growing, interconnected environmental problems we face … (…)

… Electric fans seem like a panacea to me, and having discovered the solar-powered 12V models available in shops, I am increasingly convinced that if we were to encourage people to use them we would be well on our way to a transformation. By drawing on technology and yet keeping things simple, versatile and manageable, this transformation would be “environmental” in the proper sense of the term. On this point, is worth noting how it seems ever more apparent that the enormous systems devised to resolve the enormous problems currently building up ‘downriver’, in the hands of irreplaceable experts, give everything a technocratic stamp that has little to do with the environment. On the other hand, tackling the problems ‘upstream’ and ‘as we go’, with a multitude of talents and small, simple, easy-to-use appliances (in line with an immeasurable range of places, climates and cultures) would lead to inventive solutions and ad hoc maintenance. I might suggest two words that neatly surmise this approach, without being exhaustive: frugal environmentalism.

My installation draws on these premises, hoping to make them liveable and visible. The work is essentially a place, an outdoor gazebo. Featuring several fans hanging from its ceiling, powered by a small 12-volt photovoltaic solar panel, the gazebo’s function lies in welcoming visitors, who can sit down in different parts of the space and enjoy it at their leisure, chilled by the ventilation. There are several versions of the installation which aim to evoke, through a series of poetic addenda, the warm winds of the Mediterranean: the ostro, the libeccio and the scirocco. In the meantime, I imagine there are any number of other warm winds in the world, whose names might provide inspiration… More work could be made on the same theme, with other small-scale experiments on domestic appliances, using solar panels fixed to sun awnings and shutters to power indoor fans.

This installation underpins a dream of mine; it hopes to act as a simple plea for us to slow down and look back at solutions from an earlier time. The air has cooled itself with its own motion for millennia – my hope is that it will continue to do so in the millennia to come.

Bruna Esposito, Spring 2020

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BRUNA ESPOSITO | Altri Venti – Ostro

ottobre 2020 – gennaio 2021

Roma, Studio Stefania Miscetti

(su appuntamento)
tel\fax:
email: [email protected]
http://www.studiostefaniamiscetti.com/
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INDICE/ INDEX

In ricordo di ENRICA PETRARULO, testo per la mostra “Trincee” (2015)

ALMANACCO : JANNIS KOUNELLIS, Testo su George La Tour e frammenti d’intervista / Text on George La Tour and interview fragments // by/a cura di Andrea Fogli // italiano & english

IGINIO DE LUCA, BLITZ (azioni urbane 2010-2019 // metropolitan actions 2010-2019) // english & italiano

Young Discoveries #1 – MARIJA MASA JOVANOVICH, Bonsai Landscapes & Botanical studies 2017/2021 // english & italiano

CORNELIA LAUF – A Very Brief Text for GIAN MARIA TOSATTI march 2021 // Un breve testo per Gian Maria Tosatti //

GINEVRA BOMPIANI, intervento per la mostra “Ali di farfalla – Diari, disegni e omaggi” di M.Eustachio, M.Ferrando e A.Fogli, Biblioteca Vallicelliana, Roma, dicembre 2018// italian & english // UNPUBLISHED TEXT – TESTO INEDITO // ARCHIVIO SOCIETA’ LUNARE //

LE PERLE DI CECCO #1: estratti dagli articoli di / extracts from articles by BRUNO CECCOBELLI per/for ArtsLife, marzo 2021 // italian & english

In ricordo di LASZLO REVESZ (27.5.1957 – 11.3.2021), alcuni scritti pubblicati sul suo website…

ANTONIO ZIMARINO, Aforismi – via facebook – sull’arte contemporanea // italian & english

ANDREA FOGLI, Immaginare oggi un museo (primi spunti) in margine a “Le Musée et son Double” / Philippe Van Cauteren – SMAK Gent

ANDREY VRABCHEV , MEMORIAL (2020) & MONUMENT FROM FUTURE (2019)

STEFANO MINZI, LA MATRIARCA, febbraio 2021

GIUSEPPE CACCAVALE , « Projet Paul Celan », Residence Concordia, Parigi gennaio-ottobre 2020; testo e foto dell’artista.

ANYA BELYAT-GIUNTA / ERICH GRUBER, Un intimo dialogo a distanza/ AN INTIMATE DISTANCE DIALOGUE, 2020-2021

VIDEO: Ugo Giletta / Filippo Bessone : “Bello era…”, gennaio 2021

VIDEO : Anything to say? (#FreeAssang) di DAVIDE DORMINO

DAVIDE DORMINO, Anything to say? – A monument to courage, 2015-2020, Berlino, Parigi, Strasbourg, Ginevra, Bruxelles, Colonia…

ALMANACCO “QUANDO LA CASA BRUCIA” (Anteprima): GIORGIO AGAMBEN (passi dal libro “QUANDO LA CASA BRUCIA” , Giometti & Antonello, Macerata, novembre 2020)

SABINA MIRRI, “Gonna be a cult character / Tell me more”, 18 febbraio – 13 dicembre 2020, Roma, Galleria Alessandra Bonomo (con nello “Studiolo” opere di Sandro Chia e Verde Edrev)

BERNARDí ROIG – La Cabeza de Goya, 2020 / mostra alla Galerie Klüser, Monaco (26 Novembre 2020 – 27 Febbraio 2021) / (español, italiano, english) /

ELZEVIR, Rochers à Ouessant, 2018/2020 / Elzevir Rochers / Elzevir France /

BRUNA ESPOSITO | Altri Venti – Ostro, 2020 / in mostra da Stefania Miscetti , Roma (ottobre 2020- gennaio 2021)

TELEGRAMMA DALLE FIANDRE #5 di Patrick Lateur – con una foto di Koen Broucke (in italiano, fiammingo e inglese) – Patrick Lateur Belgio – www.patricklateur.be

JANNIS KOUNELLIS – due frasi scelte per il prossimo “Almanacco” di Diario Comune #6 (anteprima)

NINA KOVACHEVA & VALENTIN STEFANOFF,  “Paradise is Temporarily Closed. God ”, 2020.

ANDREA AQUILANTI, installazione per “UN’OPERA, UN ARTISTA, UN MESE”, Roma novembre 2020 / Andrea Aquilanti Roma / Andrea Aquilanti installazione / @andreaaquilanti

DIARIO DI BAGIGIAS # 4 , giugno – ottobre 2020

Omaggio a Ettore Spalletti

MARINA PARIS , Archivio degli spazi, febbraio 2020

UGO GILETTA, Souvenir di Heike Curtze

ANDREA FOGLI, “Figure senza nome”, giugno 2020 (con traduzione in fiammingo di Patrick Lateur))

TELEGRAMMA DALLE FIANDRE #4 di Patrick Lateur, con “Nascita di Venere” di Felice Levini

CONTRAPPUNTI #3, di Benoit Angelet, Parigi, 10.6.2020, con i disegni di Regnier Angelet

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DIARIO DI BAGIGIAS # 3 , maggio 2020

MARCO TIRELLI. “We are the crowd…”, aprile 2020

LE LETTERE DI TIRESIA # 4 di Fabrizio Sabelli, con installazioni urbane di Fausto delle Chiaie

VALENTIN STEFANOFF, We The Poor of This World, 2013, Video, 6,50 min

CONTRAPPUNTI #2, di Benoit Angelet, Parigi, 16.5.2020

GREETINGS from Nuremberg, di Fredder Wanoth, marzo-aprile 2020

BERNARDI ROIG / Ejercicios para un tiempo clausurado Nº2 : Compartir el lugar (la cabeza)

LE LETTERE DI TIRESIA # 3 di Fabrizio Sabelli, con “Struttura di una nuvola”, 1964, di Antonio Sanfilippo

“DANCING POPPIES”, foto di Rurik Dmitrienko, 13.5.2020

CONTRAPPUNTI #1, di Benoit Angelet, Parigi, 11.5.2020

TELEGRAMMA DALLE FIANDRE #3 di Patrick Lateur, con “Protection circles” di Laszlo Revesz

MERENDA/ SNACK TIME, un racconto di Chiara Nuvoli, aprile 2020

KRISTIN JONES, “TIMESCAPES”,2001-2020, video; musica di Walter Branchi

MICHAEL ZIEGLER, “Maschere” (senza titolo né parole), aprile 2020

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